A A

La Visione

La visione è un’abilità sensoriale estremamente complessa e racchiude in sé la capacità di percepire uno scenario visivo ampio (visione periferica o campo visivo, per l’orientamento e la mobilità) ed i suoi dettagli (visione centrale o acuità visiva per la definizione dell’immagine, lettura e scrittura) e quindi la capacità di valutare la realtà circostante sia statica che in movimento.

La funzione visiva comprende anche altre funzioni: aggancio visivo, fissazione, inseguimento, percezione del colore e del contrasto e della profondità, adattamento alla luce, accomodazione: tutte queste componenti determinano la qualità della visione.

Il sistema visivo nel bambino va incontro ad un processo di maturazione molto lungo, che si affina nei primi anni di vita (periodo critico dello sviluppo visivo) per mezzo di un processo integrato che comprende l’occhio, le vie ottiche ed il cervello. Questo processo dura la prima e seconda decade di vita con funzioni che acquisiscono il livello pari all’adulto in modo differenziato.

Presenta una plasticità in questa fase di sviluppo che è massima nel primo anno di vita ma che perdura in misura decrescente principalmente per i primi 10 anni.

Uno sviluppo armonico della visione si riflette sullo sviluppo globale del bambino.

E’ importante accertarsi che questo sviluppo non venga impedito da fattori limitanti durante il periodo plastico del sistema visivo.

L'Occhio

L’occhio per gli antichi era una “finestra sull’anima”, in realtà è una “finestra sul mondo”

L’80-85% circa delle informazioni che giungono al bambino arrivano attraverso l’apparato visivo, il 13% dall’udito , il 3% dall’olfatto e il 1% dal tatto.

L’occhio è formato da un insieme di lenti trasparenti che funzionano come un obiettivo di una fotocamera cioè servono a mettere a fuoco le immagini sulla retina; la retina è una sottile membrana che riveste l’interno dell’occhio su cui convergono le immagini dall’esterno. Attraverso il nervo ottico , con un complesso meccanismo di impulsi nervosi ,raggiungono la corteccia visiva (occipitale) dove vengono recepite ed insieme con altre aree corticali cerebrali vengono processate, interpretate e memorizzate. Da questo si capisce che per una funzione visiva normale è necessaria l’integrità di tutte queste strutture.

Oftalmologia Pediatrica

L’oftalmologia pediatrica è una branca dell’oculistica che si occupa del bambino non come un adulto in miniatura ma come un soggetto che presenta delle peculiarità e patologie oculari che è giusto vengano riconosciute, studiate e affrontate in maniera diversa.

L'individuazione precoce di queste alterazioni è fondamentale in quanto permette non solo il recupero di una buona visione ma anche quello psicofisico. Buona parte dell'azione di prevenzione è demandata a chi è a contatto giornalmente con i bambini, ai genitori in particolare, che sono in grado di cogliere tutti quei segni che possono nascondere possibili alterazioni.

A questo proposito è bene ricordare che qualunque causa impedisca un buon sviluppo della funzione visiva andrebbe individuata e rimossa nel periodo di "apprendimento visivo" (primissimi anni di vita) per conseguire i migliori risultati.

Non va inoltre dimenticato che all'origine del mancato o incompleto sviluppo della funzione visiva vi sono anche i problemi ottici come miopia, ipermetropia, astigmatismo che devono essere adeguatamente corretti.

Sviluppo Visivo nel Bambino

Come tutte le capacità fisiche anche il senso della vista si sviluppa con l'età.

Dal momento in cui nasce, il neonato è già in grado di captare tutti gli stimoli visivi provenienti dall'ambiente circostante ma non è in grado di elaborarli, cioè di organizzarli in immagini, di capirli. In altre parole il bambino vede luci e forme ma non può attribuirli a cose, persone o ambienti.

A circa 15 giorni dalla nascita è interessato esclusivamente alle immagini distanti dai 20 ai 30 cm. dagli occhi, più o meno la distanza del viso della mamma quando lo allatta. Non distingue ancora i colori ma sicuramente distingue la luce dal buio, infatti reagisce ad uno stimolo luminoso improvviso chiudendo gli occhi. Dopo il primo mese comincia a dirigere e a soffermare lo sguardo su oggetti, nonché a seguirli se si spostano avanti a lui, specie se hanno colori forti. Non ha ancora il pieno controllo sui muscoli oculari, per cui si stanca presto (per questo a volte può sembrare addirittura strabico).

Poiché inizia a distinguere bene la forma di un viso, sorride a qualsiasi cosa possa richiamarglielo, anche un disco di cartone con due macchie nere al posto degli occhi. Dopo 10-12 settimane distingue invece il viso umano da altre immagini che possano assomigliargli: vede gli occhi, il naso, la bocca, e riconosce i sorrisi, le smorfie e i movimenti delle labbra. Segue inoltre immagini in movimento ruotando il capo e fa convergere gli occhi se gli si avvicina sempre di più un oggetto al viso. All'incirca verso il terzo-quarto mese, si perfeziona la visione binoculare che consiste nella capacità del bambino di utilizzare entrambi gli occhi contemporaneamente; in seguito riuscirà a riconoscere le immagini fino a qualche metro di distanza.

A sei mesi circa controlla bene i muscoli oculari ed è attratto anche da oggetti di piccole dimensioni. Nel mese successivo, di solito, il bambino manipola gli oggetti, ne fa esperienza sia toccandoli che guardandoli. Verso i dieci mesi acquisisce la visione tridimensionale, cioè il senso della profondità delle immagini. Tra uno e due anni riesce a mettere a fuoco gli oggetti a qualsiasi distanza.

Attorno ai due anni inizia ad appaiare colori e forme, ad esplorare visivamente oggetti distanti, a disegnare rudimentali cerchi. Tra i quattro e i sei anni le sue strutture oculari funzionano in modo completo. Il processo di maturazione visiva (sensibilità del contrasto e della visione periferica) continua più lentamente fino allo sviluppo evolutivo.

Strabismo

Strabismo (comunemente detto “occhio storto”) è un termine generico per indicare uno squilibrio oculo-motorio, un’anomalia degli occhi, in cui per cause non sempre note, essi perdono il loro allineamento. Un occhio guarda dritto davanti a sé mentre l’altro può essere:

  1. Spostato in dentro (strabismo convergente o esotropia)
  2. Spostato in fuori (strabismo divergente o exotropia)
  3. Spostato in alto o in basso (strabismo verticale o iper/ipotropia).

Lo strabismo può essere “fisso” a carico sempre dello stesso occhio: se è costante significa che quest’occhio ha probabilmente una scarsa acutezza visiva e svilupperà un’ambliopia.

Talora l’occhio storto può raddrizzarsi e , viceversa, l’occhio prima dritto può diventare a sua volta storto: lo strabismo in questo caso è alternante e ciò può significare che ciascun occhio ha una buona acutezza visiva (il bambino fissa una volta con uno e una volta con l’altro occhio).

Infine lo strabismo può essere lieve o importante, permanente o intermittente, di ampiezza variabile o costante nel tempo, manifestarsi nello sguardo per vicino o per lontano, essere presente fin dai primi giorni di vita o manifestarsi più tardi. Un bambino con strabismo, in particolare improvviso andrà subito indirizzato allo specialista.

Talora capita che in certi bambini il dorso del naso sia poco sviluppato e particolarmente largo : la cute palpebrale forma due piccole pieghe verticali che coprono parte dell’angolo interno degli occhi : questo aspetto è detto “epicanto” e produce un falso strabismo convergente che si evidenzia soprattutto nello sguardo di lato e scomparirà quando, con lo sviluppo, il dorso del naso si modifica.

E’ da tenere presente che nei primi mesi di vita l’allineamento binoculare si presenta instabile: un’incoordinazione dei movimenti oculari , leggera e variabile che induce uno strabismo non costante può essere normale nei primi 4-6 mesi . Al contrario sia uno strabismo costante prima dei 6 mesi (è patologico) sia ogni strabismo che sia intermittente dopo i 6 mesi deve essere sottoposto ad esame specialistico: dopo il 6° mese gli occhi devono essere allineati! (Non è vero che tutti i bambini sono strabici e che si sistemano da soli).

Lo scopo del trattamento medico (lenti correttive per il difetto di refrazione , occlusione per l’ambliopia, ecc) è il supporto indispensabile per il recupero visivo di un occhio deviato e che magari è ambliope.

Il trattamento chirurgico (i muscoli che muovono gli occhi vengono spostati nella loro inserzione sulla sclera oppure modificati nella loro lunghezza al fine di indebolire il muscolo che “tira” troppo e di rafforzare quello che “tira” meno) mira a ripristinare il più possibile il parallelismo dei globi oculari , in modo da permettere di sviluppare una visione binoculare. L’intervento chirurgico ha spesso anche finalità estetiche legittime , soprattutto di sollevare il bambino da uno stress emotivo.

Il trattamento medico “concentrato e continuo” è prioritario e precede comunque in genere il trattamento chirurgico che si effettuerà in una o più riprese, più o meno precocemente, a seconda del tipo di strabismo, della necessità e sulla base dell’indicazione del medico.

Il trattamento di uno strabismo convergente, chirurgia compresa, dovrebbe essere terminato prima dell’età scolare (3-6 anni); negli strabismi divergenti non sempre è indicato un trattamento precoce.

Le cause dello strabismo nel bambino non sono tutte perfettamente note e possono essere di vario genere : talora lo strabismo si trasmette da una generazione all’altra , molte volte è dovuto tutto o in parte ad un difetto refrattivo ( tipico lo “strabismo accomodativo” conseguente ad uno sforzo eccessivo di focalizzare che hanno certi bambini ipermetropi); altre cause possono essere le anomalie del sistema muscolare e di sospensione del bulbo oculare nell’orbita, oppure paralisi muscolari o dei nervi cranici che innervano i muscoli.

Più lo strabismo è stato precoce , più il rischio di danno visivo (ambliopia) è grande se il trattamento viene differito.

Ambliopia

L’ambliopia è il termine medico che si usa quando l’acuità visiva in uno dei due occhi (più spesso) o in entrambi (più raramente) è ridotta perché l’occhio ed il cervello non lavorano insieme adeguatamente. Il termine “ambliopia” significa “ottusità della visione” o più comunemente detta “occhio pigro”.

L’occhio in sé potrebbe sembrare normale ma non viene usato normalmente perché il cervello favorisce l’altro occhio.

L’ambliopia può conseguire da ogni condizione che impedisca all’occhio di mettere a fuoco nitidamente.

Può essere causata da strabismo, da un difetto refrattivo (ipermetropia, miopia, astigmatismo) presente solo in un occhio o più elevato in un occhio rispetto all’altro. Talvolta si verifica anche in caso di difetti elevati in tutti e due gli occhi nella fase di maturazione della visione che così subisce un arresto dello sviluppo.

Più raramente può essere provocata da cause che ostruiscono la visione come una opacità della cornea, una cataratta o una palpebra abbassata che copre l’occhio (ptosi).

Nei bambini molto piccoli (fino ai 12-18 mesi) un test molto indicativo è quello dell’occlusione: i genitori possono provare a casa a coprire con una mano uno dei due occhi per valutare la reazione di difesa o di pianto. Se il bambino vede bene con entrambi gli occhi non ha particolare insofferenza a tale test; se invece occludendo l’unico occhio che vede bene, il bambino inizierà a lamentarsi od a allontanare l’occlusione è segno di un occhio che non vede bene. Nei bambini più grandi i genitori potranno farlo bendando alternativamente un occhio e chiedendogli di riconoscere un oggetto o di farlo mentre guarda la TV: nel caso la benda sia messa nell’unico occhio che vede bene, i genitori potranno notare subito la difficoltà visiva dell’occhio rimasto scoperto. Anche un bambino che cade frequentemente, mostra difficoltà a scendere le scale o urta gli spigoli, può essere sospettato di ambliopia in quanto, non avendo la visione binoculare, è privo della percezione della profondità di campo.

Un’ individuazione precoce invece è molto importante perché se scoperta durante il periodo di sviluppo del sistema visivo, l'ambliopia può essere trattata con buoni risultati che sono tanto migliori quanto più il bambino è piccolo.

Difetti di Refrazione

La funzione visiva necessita oltre che dell’integrità anatomica dell’occhio ,della via ottica e della corteccia visiva cerebrale, anche di parametri fisiologici che sono: la lunghezza dell’occhio, la curvatura della cornea e la potenza del cristallino. L’equilibrio armonioso di questi 3 parametri consente che le immagini possano proiettarsi nitide e a fuoco sulla retina. Se questi parametri sono alterati allora si verificano i difetti di refrazione, che interferiscono con la messa a fuoco delle immagini sulla retina. Essi sono la miopia, ipermetropia e l’astigmatismo. Si correggono con occhiali o lenti a contatto a seconda dei casi, con potere ottico adatto a compensare l’errore di costruzione dell’occhio e rendere nitide le immagini sulla retina.

Se i genitori non portano occhiali la probabilità per il bambino di aver bisogno di occhiali è del 10%; se un genitore porta occhiali è del 30% e se entrambi portano occhiali è del 60% o oltre.

La refrazione di un bambino può cambiare nel corso degli anni e deve essere controllata periodicamente. Un bambino nato ipermetrope , durante il periodo dello sviluppo può normalizzarsi perché l’occhio troppo corto si è allungato, ma se il processo continua può diventare addirittura miope . Il bambino miope invece resterà miope perché l’occhio è più lungo del normale (e non si accorcia).

L’entità del difetto refrattivo, cioè ottico, si misura in diottrie che è una unità di misura anche per il potere delle lenti che l’ottico monterà sull’occhiale e non vanno confuse con i decimi con cui si misura invece l’acuità visiva.

Miopia

La miopia è un difetto dovuto al fatto che l’occhio è più lungo della norma oppure perché il sistema ottico dell’occhio fa convergere troppo i raggi luminosi: in questo caso l’immagine si forma a fuoco davanti alla retina e quindi viene percepita confusamente. Possono essere miopi i bambini molto prematuri, perché il cristallino è troppo curvo oppure quei bambini predisposti geneticamente in cui l’occhio si è allungato troppo. La visione per lontano non è buona ed il bambino per aiutarsi , può strizzare gli occhi o cercare di avvicinarsi all’oggetto che lo interessa per apprezzarne i dettagli. In genere gli oggetti vicini sono visti bene per cui ci potrà esservi un maggiore interesse del bambino per quelle attività (es. lettura) che gli risultano agevoli, mentre potrà tendere ad estraniarsi dai giochi che richiedono buona percezione di oggetti lontani, come avviene nelle attività all’aria aperta.

Nella miopia congenita ed elevata vi possono essere danni oculari organici più o meno progressivi a carico della corio-retina; questo tipo di miopia, fortunatamente, non è molto frequente nel bambino piccolo ed è spesso stazionaria. Più frequentemente la miopia compare nel corso dell’accrescimento (cosiddetta “miopia scolare) ed è spesso progressiva fin oltre i vent’anni. La miopia si corregge con lenti (dette divergenti o negative) che fanno proseguire fin sulla retina i raggi luminosi provenienti da lontano. Si ritiene oggi che la miopia deve essere corretta adeguatamente e per contrastarne la progressione va corretta al suo primo insorgere.

Ipermetropia

L’ipermetropia è invece quel difetto in cui le immagini vengono focalizzate al di là della retina ed è generalmente causata da un occhio troppo corto o da una lente dell’occhio (cornea o cristallino) meno convergente della norma. L’immagine viene percepita sfuocata perché il sistema ottico è troppo debole rispetto alla lunghezza del bulbo. Il soggetto ipermetrope incontra maggiori difficoltà nella visione per vicino, soprattutto se prolungata. Il bambino può essere capace facilmente ed automaticamente, cambiando la forma del cristallino (“accomodazione) di portare l’immagine a fuoco sulla retina. Questo superlavoro può provocare, in particolare nella visione per vicino: stanchezza, bruciori oculari e cefalea, tipicamente alla fine di una giornata di studio, (il bambino talora reagisce rifiutando gli impegni di studio,preferendo attività meno gravose e viene inquadrato automaticamente come un bambino “svogliato”). In certi bambini l’eccessiva stimolazione dell’accomodazione, esercitata per vedere nitido , può indurre una deviazione degli occhi verso l’interno, visibile anche nello sguardo per lontano (strabismo accomodativo). Nel bambino nato a termine il cristallino è più piatto e si genera quindi una ipermetropia che è normale per l’età, ma che durante la crescita può ridursi, tanto da regredire alle volte del tutto, raggiungendo una situazione normale.

Questa ipermetropia normale e moderata del neonato non necessita abitualmente di correzione salvo che non sia nettamente più marcata in un occhio : in questo caso potrebbe avvenire un cattivo sviluppo di quest’occhio rispetto all’altro (occhio pigro o ambliope) e si deve pertanto correggerla.

Inoltre l’ipermetropia nel bambino piccolo va corretta se è elevata ( oltre le 4 diottrie) oppure in tutte le fasce di età se dà disturbi soggettivi (cefalea, arrossamenti oculari, ecc.) o se provoca anomala ed eccessiva convergenza dei bulbi oculari. Per correggere l’ipermetropia si usano lenti (dette convergenti o positive) che riportano a fuoco sulla retina l’immagine confusa e sollevano l’occhio da un’eccessiva accomodazione ; a seconda dei casi se ne prescrive l’uso in determinate circostanze o permanente

Astigmatismo

L’astigmatismo è causato da una diversa curvatura della cornea nei suoi meridiani: mentre la cornea normale ha una superficie sferica (come una palla da tennis), nell’occhio astigmatico la cornea ha un profilo ellissoidale (come una palla da rugby) e gli oggetti sono visti alquanto indistinti, come schiacciati, perché ogni singolo punto è visto come una linea ( è lo stesso effetto ottico dato da certi specchi deformanti).

La visione è diminuita e talvolta la correzione con occhiali è imperfetta. Spesso l’astigmatismo non è un difetto isolato, ma si associa ad altri difetti refrattivi come la miopia e l’ipermetropia, dando luogo così a numerose combinazioni.L’astigmatismo è un difetto subdolo che talora non manifesta sintomi particolari perché il bambino vi si adatta fin dalla primissima età. Possono far pensare alla sua esistenza quando c’è cefalea, strizzamento delle palpebre per vedere più nitido, l’avvicinarsi per vedere meglio gli oggetti, la presenza di posizioni viziate del capo (torcicollo oftalmico).

L’astigmatismo, quando riduce l’acutezza visiva o diventa sintomatico (in genere se supera la mezza diottria ), si corregge nella maniera più precisa e completa con lenti ( dette cilindriche )usate a permanenza.

Quando Effettuare una Visita Oculistica al Bambino?

I problemi oculari più frequenti nel bambino sono lo strabismo, l’ambliopia, i difetti refrattivi (ipermetropia,miopia,astigmatismo). I problemi della vista non diagnosticati sono comuni nei bambini in età prescolare, avendo una prevalenza stimata del 5-10%.

Il 2-5 % dei soggetti in età pediatrica è affetto da strabismo e da ambliopia.

Le patologie più frequenti sono le congiuntiviti.

Le patologie oculari gravi del bambino sono piuttosto rare.

Generalmente va effettuata una prima visita a tutti i neonati con particolare riguardo ai soggetti ad alto rischio genetico (presenza di malattie oculari gravi ereditarie) nella famiglia e nei prematuri di basso peso, prima che vengano dimessi dai reparti di maternità. In seguito i controlli sono demandati all'iniziativa: di pediatri e genitori.

Dato il progressivo sviluppo del sistema visivo è consigliabile una visita entro il primo anno se c’è una familiarità per difetti visivi o malattie oculari e\o tra il secondo e terzo anno di età, periodo che spesso coincide con l'ingresso nella Scuola Materna; tale controllo di solito è mirato anche alla ricerca di eventuali difetti visivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo),alterazioni della motilità oculare (strabismo, nistagmo) e dell’ambliopia (quando, uno dei due occhi che vede molto meno dell'altro, viene parzialmente escluso dalla visione).

La tempestività diagnostica è fondamentale perché in questa fascia di età il sistema visivo appare ancora molto "plastico" e pertanto in grado di recuperare eventuali difetti. È consigliabile anticipare il momento della visita oculistica nel caso in cui i genitori notino particolari comportamenti del bambino, quali lo strizzare gli occhi quando guarda lontano, la chiusura di un occhio quando guarda la luce, l'inclinazione o rotazione della testa, fastidio per luce intensa o sfregamento frequente degli occhi, arrossamento e lacrimazione.

Sarebbe opportuno comunque un controllo ai cinque-sei anni di età, quando il bambino inizia il ciclo scolastico. In questo periodo risulta particolarmente significativo il ruolo di genitori e insegnanti che devono essere vigili e non devono esitare a consultare gli esperti se il bambino ha difficoltà a vedere alla lavagna, si stanca eccessivamente a leggere, si rifiuta di leggere, accusa un evidente ritardo rispetto a gli altri nella lettura, lamenta mal di testa.

Quando Sospettare che il Bambino non Vede Bene?

Nel lattante, quando:

  • Il bambino non fissa e non segue a 3 mesi
  • Non c’è l’aggancio o contatto visivo
  • Compaiono movimenti anormali degli occhi
  • C’è una marcato fastidio alla luce
  • Vi è una malformazione oculare evidente (microftalmo,opacità corneali,ecc.)
  • Le tappe di sviluppo e della motricità fine, eseguita sotto il controllo dela vista, sono in ritardo rispetto all’età
  • C’è sfregamento o pressione dei bulbi oculari
  • C’è lacrimazione
  • C’è anomala reazione al buio (spavento)
  • C’è interesse solo alle cose con suoni

Nel bambino quando:

  • C’è un’acuità visiva misurata dal pediatra ridotta per l’età
  • Non riconosce le persone a distanza
  • Fa fatica a camminare o urta gli ostacoli
  • Si porta gli oggetti molto vicino agli occhi o ha fastidio a guardare per vicino
  • Ha interesse solo per cose vicine e per TV vista da vicino
  • Strizza gli occhi e ha anomala postura del capo per guardare
  • C’è perdita di concentrazione
  • Ha problemi con i colori
  • Ha mal di testa
  • Tiene la testa storta per guardare
  • Ha anomalie o malformazioni(es. leucocoria o pupilla bianca, occhio rosso, occhio più piccolo cioè microftalmico)

Cosa Fare se non Vede Bene?

Una volta individuato il problema visivo è necessario intervenire in maniera adeguata sempre tenendo presenti le esigenze del bambino, sia che la scelta ricada sugli occhiali sia che si decida di utilizzare anche le lenti a contatto ove l'attività motoria lo richieda e le indicazioni lo consentano.

L'esigenza che il bambino debba portare gli occhiali, deve essere vissuta in modo sereno dai genitori: in tal modo sicuramente anche il bambino la avvertirà come un fatto del tutto normale. Per essere veramente efficaci è importante che gli occhiali siano ben accettati e confortevoli per il bambino.

Infatti se il bambino non si sente a proprio agio farà di tutto per non portarli

Gli occhiali devono diventare invece un oggetto familiare, un compagno di giochi e di studi inseparabile e indispensabile.

La montatura deve essere adeguata e “calzare “ bene al visetto del bambino.

Il materiale deve essere robusto e leggero, indeformabile e con montature senza spigoli. Il margine superiore della lente deve superare di poco il sopracciglio per impedire al bambino di guardare sopra la montatura; il bordo inferiore non deve toccare la guancia.

Le stanghette devono essere elastiche e aderenti e non devono provocare fastidio .L’appoggio sul naso deve essere stabile.

In caso di ambliopia, oltre all’occhiale, può essere necessaria una benda: si trovano in commercio bende di misure diverse in base all’età e di vari colori e disegni, da far scegliere giornalmente quale indossare da parte del bambino.

Le Lenti a Contatto Possono Essere Usate nei Bambini?

Possono essere usate a qualsiasi età, anche nelle primissime età (ad es. nella cataratta congenita operata, nei difetti refrattivi molto diversi tra i due occhi, ecc) ma va valutato dall’oculista la loro indicazione clinica

E' Utile la Protezione dai Raggio del Sole nel Bambino?

Sì è molto utile la protezione dai raggi solari.

La componente ultravioletta dei raggi solari è potenzialmente dannosa a breve e lungo termine per l’occhio (cristallino e retina) .

Ben l’80% dell’assorbimento degli ultravioletti avviene proprio nell’infanzia.

I genitori che giustamente si preoccupano di salvaguardare la pelle dei propri bambini, ancor più devono porre attenzione alla protezione dei loro occhi.

Anche i bambini, quindi, dovrebbero indossare occhiali da sole in montagna, al mare o comunque quando la luce solare è molto intensa.

Caratteristiche: gli occhiali per i più piccoli devono essere robusti ma leggeri, confortevoli e senza parti spigolose (oppure adeguatamente protette da coperture speciali).

Le lenti devono essere ovviamente infrangibili, con caratteristiche protettive e di assorbimento della luce adeguate a secondo della situazione di utilizzo ed assicurare un campo visivo ampio e regolare, in modo da coprire sufficientemente l'occhio. Per coloro che hanno bisogno di lenti graduate possono essere consigliate delle lenti fotocromatiche, in materiale plastico, che oltre a consentire una buona visuale cambiano spontaneamente l’intensità della colorazione adattandosi alle diverse condizioni di luminosità in cui si trova il bambino.

La scelta della montatura è altrettanto importante. Deve essere assolutamente anatomica e adattabile al viso del bimbo, permettendo così un ottimo appoggio sul naso e sulle orecchie. Le aste quindi, pur mantenendo ben fermi gli occhiali sul viso, non devono premere contro le tempie o sulle orecchie.

Devono essere di materiale morbido, indeformabile, anallergico e con colorazioni atossiche.

Per i più piccoli ne esistono alcune versioni legabili dietro, in modo che rimangano stabili sul viso.

Oltre all’occhiale da sole è consigliabile una visiera o un cappellino con frontino.

Scuola

Sempre di più l'attività scolastica viene considerata un vero e proprio lavoro. Il processo di apprendimento può essere condizionato dal manifestarsi di ametropie (condizioni in cui l'immagine di un oggetto non va a fuoco sulla retina) quali:

  • L'ipermetropia che rende difficile la lettura e può causare problemi di apprendimento per l'eccessivo impegno visivo che richiede
  • L'astigmatismo che fa offuscare le lettere, può procurare disagi nell'apprendimento anche se la visione si mantiene buona
  • La miopia che fa vedere male da lontano e quindi la lavagna

Altri fattori esterni possono influire su un eventuale stress visivo nel bambino:

  • Eccessiva vicinanza al testo di lettura e al quaderno: la giusta distanza non deve essere inferiore a 30-35 cm
  • Posizioni scorrette tenute durante le attività da vicino: il bambino che impara a leggere e a scrivere deve assumere una posizione che gli consenta di mantenere la focalizzazione simultanea degli occhi con la massima efficacia e per lungo tempo, coordinando insieme anche la mano che scrive, la testa, il collo, la schiena e tutto il corpo.

In tal senso rivolgete sempre attenzione a :posizioni che comportano una distanza dei due occhi asimmetrica rispetto al piano di lavoro; luci abbaglianti o troppo scarse o posizionate erroneamente. Occorre rendere uniforme l'illuminazione sulla superficie del piano di lavoro, utilizzando due fonti luminose poste in posizioni differenti, o trovare il giusto equilibrio fra la luce naturale e quella artificiale che dovranno integrarsi per ottenere livelli di contrasto non troppo dissimili fra loro.

Importante è porre attenzione affinché la testa del bambino non proietti la propria ombra all'interno del piano di lavoro ed evitare una lunga permanenza davanti al computer e alla TV (se utilizzati in modo corretto, computer e TV non comportano alcun effetto negativo).

Ovviamente è necessario seguire alcune norme basilari, come osservare lo schermo TV da idonea distanza (almeno 2-3 metri), rispettare adeguate condizioni di illuminazione e soprattutto non trascorrere interi pomeriggi di fronte al video.

Segnaliamo che, a volte, la tendenza che i bambini hanno ad avvicinarsi al video, non è tanto legata ad una eventuale carenza visiva, ma alla voglia di "immergersi" nel mondo fantastico del programma che stanno seguendo. È inoltre indispensabile che il bambino si dedichi anche ad altre importantissime attività come l'esercizio fisico e sviluppi altre funzioni fondamentali come la vita di relazione. La TV e il computer non devono pertanto occupare eccessivamente la giornata del bambino.

Il Bambino con Ipovisione

Ipovedente, secondo l’OMS, è un soggetto che vede 3/10 nell’occhio migliore o meno, con l’adeguata correzione ottica e non migliorabile, oppure quando presenta un campo visivo compreso tra i 20° e i 60°.

Per la legge italiana (138/2001) è definito ipovedente una persona che vede meno di 3/10 nell’occhio migliore con la correzione migliore oppure abbia un campo visivo inferiore al 60%.

Ma nel bambino?

Dai 5 anni in su valgono queste definizioni sopracitate mentre non esiste un consenso per una definizione nel bambino sotto i 5 anni.

Si può definire ipovedente quel bambino che ha un deficit visivo che interferisce con un normale apprendimento e sviluppo ottimale senza l’uso di adattamenti e metodiche facilitanti (Barragan).

Le cause più frequenti nel bambino sono malattie gravi ma fortunatamente rare; tra queste le più frequenti sono i deficit visivi cerebrali in particolare nei bambini prematuri con sofferenze cerebrali perinatali (cerebral visual impairment), le malattie genetiche e malformative oculari ( es. microftalmia, colobomi, opacità della cornea, ecc. ) e le distrofie retiniche (es. retinite pigmentosa)

Anche se frequentemente in queste patologie non sono attuabili ,o solo con parziale efficacia, terapie mediche o chirurgiche, è possibile fare molto attraverso un programma abilitativo/riabilitativo del bambino per favorire uno sviluppo visivo ed una ottimizzazione della funzione visiva residua con ausili e con facilitazioni che consentono uno sviluppo globale armonioso.